PROGETTO DEDICATO ALLA COMUNICAZIONE ALLA VIDEOARTE E ALL'ARTE DIGITALE
Le edizioni passate di Struttura hanno dato spunti e nuovi impulsi creativi, per la ricerca, la sperimentazione e la messa in atto di nuove forme d'arte legate al mezzo digitale e alla rete. Net.art, videoarte e le altre forme di arte elettronica hanno dato vita negli ultimi anni a quella che può essere definita l'arte ultracontemporanea. Ultra perché muta, si sviluppa ed esprime un'infinità di concetti ed espressioni; contemporanea perché, nonostante la rete abbia abbattuto per la gran parte il concetto di tempo lineare, non riusciamo ad uscire dal contemporaneo. Antonio Caronia nella prima edizione di struttura del resto afferma che le categorie dell'estetica sono in crisi fin dall'avvento della modernità, da quando le nuove tecniche dell'immagine hanno esonerato l'arte tradizionale dall'obbligo di "riprodurre le realtà". Le arti e l'estetica vivono in questa crisi da più di un secolo, e non sembra che il digitale, nonostante le sue potenzialità, abbia prodotto tutte le rotture che prometteva. La net.art, così come la videoarte, sono forse tutta illusione? Meri esperimenti comunicativi dove si esaspera l'utilizzo del mezzo? Guardando per esempio i lavori esposti da Bianco-Valente, oppure la video installazione HATHA, ORA di Petulia Mattioli, il progetto web Firenze by Google, e ancora il progetto Google Will Eat Itself di Ubermorgen e Paolo Cirio esposti e presentati a Struttura nell'edizione 2006, ci si rende conto che non siamo di fronte a puri esperimenti o illusioni. L'arte che c'è dietro questi progetti stimola emozioni, sensi e percezioni umane come fino ad ora nessuna altra forma di espressione artistica aveva fatto. Dal punto di vista degli autori, inoltre, non si tratta tanto della pratica di innovazione artistica, quanto la proposta di significati che l'autore propone al pubblico attraverso i significati racchiusi nell'opera stessa. Se vogliamo la tesi viene avvalorata dalle parole di Giacomo Verde teknoartista www.verdegiac.org, durante la presentazione di alcuni suoi video a Struttura, durante la quale afferma "...Sono nato come cantastorie e l'esigenza di utilizzare le tecnologie digitali è stato un passo per essere un cantastorie del mio tempo, non certo con la pretesa di essere innovativo..." Quindi, il mezzo cambia l'arte, prova ne sia che l'annullamento del tempo materiale creatosi con l'avvento della rete sta cambiando il modo di fare arte. Questi due punti sui quale dovremmo concentrare la sperimentazione artistica digitale devono però essere associati a un confronto continuo con quello che è stato il passato dell'arte. Un problema dei nuovi ambienti culturali digitali, come per quelli sul web, sta nel fatto che spesso si autocelebrano come mondi estranei e completamente indipendenti da quella che è stata l'arte, ovvero la creazione massima dell'uomo. Il mezzo si, ma conosciuto/utilizzato/reinventato. Questa la strada da seguire per creare quella frattura fra il contemporaneo con quello che diverrà il post contemporaneo dell'arte; per usare l'aggettivo più di moda sul web oggigiorno "l'epoca dell'arte 2.0" Enjoy Gianfranco Toninelli